Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare (cit. Seneca)

martedì 7 luglio 2020

Analisi dei Mercati -Luglio 2020-


 

 
 
 
 
Gentile Cliente,
sono ad inviare l'aggiornamento mensile di Luglio con i dati aggiornati al 30 giugno u.s.
 
Anche nel mese di giugno i Mercati, in linea generale, sono stati “più inclini” all’ottimismo. Tale atteggiamento è stato sostenuto da una serie di notizie positive sia dal punto di vista sanitario (come la sperimentazione su larga scala in Cina di un vaccino) sia, soprattutto, dal punto di vista economico (ripresa dell’Indice PMI in Cina, ripresa dell’Indice di Fiducia in Europa, ripresa degli Occupati in Usa!).
Nella mail del mese precedente avevo ritenuto come molto probabile una correzione tra il 5%-10% nel mese di giugno. Questa correzione effettivamente si è palesata verso la metà del mese (impatto medio del 6%) ma è stata, tuttavia, molto rapida (appena due giorni!).
Questa “velocità di esecuzione” mi fa sorgere il dubbio che non sia quella la correzione che mi aspettavo!
Ad avvalorare il mio dubbio si aggiunge anche l’attuale aggiornamento delle mie Analisi Previsive sui diversi Indici azionari: se ne deduce, infatti, che una correzione un po’ più profonda e prolungata, sia stata solo rimandata.
C’è solo da capire  “il Quando”!
Secondo alcuni Indicatori ciclici (Plus-Minus Index) i massimi di periodo sarebbero stati già segnati e ci troveremmo in una fase correttiva la quale dovrebbe toccare il suo culmine verso la fine di luglio/inizi di agosto.
Secondo altri Indicatori (Quantitativi), invece, i massimi di periodo non sarebbero stati ancora raggiunti e un movimento ribassista dovrebbe palesarsi a settembre, per concludersi nel giro di qualche settimana.
Tuttavia, allo stato attuale, sia nell’uno che nell’altro caso, la correzione avrebbe solamente un effetto transitorio (da sfruttare come opportunità) senza mettere in discussione la Tendenza positiva di medio-lungo termine dei Mercati finanziari.
A sottolineare il fatto che la Tendenza di fondo rimane positiva, vengono in ns soccorso anche gli Indicatori di Business Cycle.
Infatti entrambi ci confermano una inversione verso l’alto (tendenza ad una ripresa economica) sia del Mercato del Lavoro americano che dell’Indice delle società di Servizi Usa (pallini fucsia nel file allegato alla voce “Business Cycle”).

Comunque, per un approfondimento delle mie Analisi, rimando come sempre il Lettore alla visione completa del file allegato (Analisi Previsiva, Business Cycle e Indicatore ciclico Plus-Minus).
Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, colgo l'occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti.
 

venerdì 5 giugno 2020

Analisi dei Mercati -Giugno 2020-


 
 
 
 
Gentile Cliente,
sono ad inviare l'aggiornamento mensile di Giugno con i dati aggiornati al 31 maggio u.s.

In queste ultime settimane, sembra che i mercati stiano prezzando una ripresa a "V" dell'Economia nel secondo semestre, suffragati anche dai buoni dati provenienti dalla Cina.
Questo ottimismo, ovviamente, è rafforzato sia dagli impegni di Politica Fiscale che i vari Governi hanno preso che dalla "onnipresenza" delle Banche Centrali attraverso l'espansione delle Politiche Monetarie!
Venendo agli aggiornamenti attuali, dico subito che questo post sarà molto più sintetico perché confermo sostanzialmente quanto scritto già nell'aggiornamento di maggio.
Quindi un'ottima probabilità di ripresa dei Mercati nel medio/lungo termine e un possibile aumento della volatilità nel breve termine (verosimilmente in giugno), soprattutto dopo "l'euforia" di questi ultimi giorni.
Ribadisco sempre il concetto che, al momento, ogni correzione futura rappresenta solo un'occasione per rimettere al lavoro la liquidità, in un'ottica di medio/lungo termine!
Nel file allegato ho inserito, come sempre, gli Indicatori di Business Cycle, quelli di Analisi Previsiva ed, infine, l'Indicatore ciclico Plus-Minus Index, con i relativi commenti.

Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, colgo l'occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti

venerdì 29 maggio 2020

Oro vs Azioni Aurifere



 

 

Questo che segue è uno studio che ho realizzato sull’andamento dell’Oro rispetto all’andamento delle società aurifere (ho utilizzato la serie storica di un fondo, strumento di per sé diversificato!) da cui sono emerse interessanti informazioni.

Per arricchire le mie elaborazioni, mi sono documentato su siti americani specializzati, in particolare ho preso spunto dalle considerazioni di un importante trader (Rick Rule) nel settore dei metalli preziosi ed industriali.

Prima di giungere alle conclusioni della ricerca, vorrei sottolineare i tre fattori che giocano e, molto probabilmente, continueranno a giocare a favore del metallo giallo:

  • L’enorme quantità di liquidità presente sul mercato, ulteriormente aumentata a seguito della pandemia.
        E’ probabile che queste politiche ultra espansive determineranno una svalutazione e una   
       degradazione del valore delle monete con la conseguenza di un’alta inflazione.
 

  • Un altro fattore, correlato al primo, è un debito pubblico che crescerà ancor di più e che toccherà cifre mai viste finora (anche in termini relativi). I titoli di Stato avranno sempre meno valore perché aumenterà lo stock e diminuirà la fiducia nei confronti dell’emittente. 

  • Infine, in un ambiente in cui i rendimenti obbligazionari sono a zero o addirittura negativi, risulta completamente indifferente investire in Oro (che non prevede una cedola) rispetto a un titolo di Stato.

Veniamo allo studio che ho eseguito.
 

Come si può notare nel grafico che segue, esiste una forte correlazione tra l’andamento dell’Oro rispetto a quello di un fondo aurifero (ho calcolato una correlazione superiore all’80%).




Tuttavia occorre sottolineare alcune diversità:

innanzitutto, si è visto che l’andamento dell’Oro, in genere, anticipa di almeno 6 mesi quello delle azioni aurifere.

Questo perché gli effetti dell’aumento o del calo delle quotazioni della materia prima si riflettono in ritardo nei bilanci delle società aurifere.

Inoltre le stesse società sono influenzate dall’andamento del costo del petrolio. Esso, infatti, rappresenta una delle voci di costo più importante, ragion per cui può avere un impatto non indifferente sull’utile prodotto.
 

Infine ho rilevato che, in genere, nelle fasi di ribasso dell’Oro, lo stesso perde circa la metà di quanto perde il fondo aurifero ma, allo stesso tempo, nelle fasi di ripresa le società aurifere hanno la capacità di recuperare ampiamente, mostrando una crescita più che doppia rispetto al metallo giallo.

 

Alla luce delle suddette interrelazioni e riprendendo le considerazioni fin qui espresse, vengo alle conclusioni di questa ricerca, in un’ottica soprattutto futura.

Un nuovo ciclo rialzista dell’Oro è partito nel 2016 (cerchio bianco nel grafico) e ci sono molti segnali e diverse previsioni (anche quella che io aggiorno mensilmente) che confermano una continuazione di tale tendenza.
Quindi se questo trend dell’Oro proseguirà anche nei prossimi mesi/anni, è molto probabile che chi ne beneficierà maggiormente, per quanto detto in precedenza, saranno le società aurifere!


martedì 26 maggio 2020

Lockdown: siamo pronti per le conseguenze?!

 


 

 

 

 

Recentemente ho fatto un'analisi su dati Istat dal 2003 al 2017, considerando i decessi sia a livello Totale che a livello di malattie respiratorie e infettive (tipologia che più si avvicina ai decessi per covid-19).
Per prima cosa colgo l'occasione per ribadire, anche in questo post, la mia tesi sul fatto che le morti per covid-19 si sovrappongono, per la quasi totalità, a quelle dovute ad altre cause di morte, in particolare a quelle causate da malattie respiratorie/infettive.

Infatti nel grafico che segue si può notare come i decessi per covid-19 (oltre 30.000) siano "in linea" con quelli causati negli anni passati da malattie respiratorie e infettive.
Si va dai circa 45.000 morti degli anni 2003-2008, agli oltre 67.000 del 2017 (linea rossa)!






Tuttavia, l'intento di questa ricerca, è stato quello di sottolineare un altro fatto, più importante.
Il punto centrale di questo studio è quello di aver constatato che, a partire dagli anni 2008/09 (guarda caso gli anni della Grande Crisi), ci sia stato un aumento crescente dei decessi Totali (vedi grafico che segue).



Questo trend lo si nota perfettamente anche nel grafico per malattie respiratorie e infettive (cerchio bianco).

La conclusione che se ne ricava è che,molto probabilmente, questo fenomeno sia strettamente correlato alle conseguenze economiche di quella crisi, conseguenze che stiamo ancora pagando...….

Dunque questa analisi non fa altro che confermare quanto sostengo da oltre due mesi, ossia che gli effetti di medio/lungo termine della "pandemia", quasi certamente, saranno più deleteri di quelli direttamente legati al virus, anche in termini di un'ulteriore crescita del numero dei decessi nei prossimi anni!!

sabato 9 maggio 2020

Osservazioni controcorrente sul “Coronavirus”




 
 
 
 
In questa mia riflessione riprendo alcune considerazioni fatte già a fine marzo, arricchendole di nuove informazioni raccolte e analizzate nelle ultime settimane, tra le quali l'ultimo aggiornamento del report "Covid 19", redatto dall'Istituto Superiore di Sanità.
In linea generale ritengo che su questa malattia si è avuto (in buona o cattiva fede) un approccio di eccessivo allarmismo (o addirittura di panico) da parte della maggioranza degli Stati, che potrà condurre, molto probabilmente, a risvolti economico, sociali e politici, più pericolosi del virus stesso!

Per affermare quanto suddetto, prima di tutto, desidero considerare i due macro errori di come si è gestita questa epidemia: il primo a livello Internazionale e il secondo a livello di singolo Stato (e qui mi soffermerò soprattutto sull’Italia!).

Per quanto riguarda “l’approccio internazionale”, intendo porre la mia attenzione sull’operato dell’OMS che non solo è caduto in una serie di dichiarazioni fuorvianti o contraddittorie (mascherine si/no, pandemia si/no, tamponi si/no, è più brava l’Italia, no la Svezia ecc.,ecc) ma, soprattutto, è stato latitante sia nell'individuare "buone pratiche di profilassi“ certe e condivise che, cosa ancor più grave, nel coordinare e nel tentare di realizzare protocolli di cura basati sull’esperienza di paesi precursori come la Cina (tante cure che da qualche settimana vengono attuate nel mondo, erano già state testate in Cina, come ad esempio il tocilizumab, il plasma immune, l'idrossiclorochina ecc.).

Per quanto riguarda “l’approccio interno”, mi soffermo essenzialmente su ciò che è accaduto in Italia (in special modo in Lombardia) in cui, al netto di una evidente situazione del “tutto nuova”, sono stati compiuti una serie di macro errori, tra cui i più lampanti sono: l’eccessiva ospedalizzazione dei casi di covid 19 e il triste caso delle RSA.
Il primo errore (eccessivo ricorso all’ospedale) è figlio di una politica regionale che ha privilegiato un concetto di “sanità curativa” (risolvere a valle il problema salute), piuttosto che mirare a investire soprattutto su una “sanità preventiva” (risolvere il problema a monte), che consiste non solo nell'effettuare analisi e screening ma nell'avere presidi di prossimità in grado di ridurre l’accesso ai pronto soccorso. In questo senso è molto importante, ad esempio, l’impiego dei medici di base che devono essere in grado di operare presso l’abitazione del paziente e non presso il loro studio, ragion per cui, se necessario, è importante aumentare il loro numero!
Il caso delle RSA ,invece, è palesemente un errore sanitario/funzionale che poco ha a che fare con l’imprevedibilità della situazione!

Vengo ora a spiegare le mie ragioni medico/statistiche che hanno contribuito a rendere, in termini di percepito dall’opinione pubblica, più drammatica e irrazionale l’approccio a questa epidemia.
Per fare questa analisi mi sono basato essenzialmente sul caso Italia.

Comincio prima dall'analisi statistica.
Ho verificato i dati Istat 2017 dai quali emerge che, ogni anno, muoiono in media oltre 50000 persone per malattie respiratorie in Italia. Buona parte di questi decessi avviene, ovviamente, nel periodo invernale (da dicembre a marzo ma ce ne sono diverse anche nel mese di agosto) e la maggior parte di esse (oltre il 95%!) riguarda persone nella fascia 65-95.
Ora se prendiamo i dati delle persone decedute per covid 19, ad oggi, sono circa 30000. Se è vero che il covid 19 è un coronavirus che attacca le vie respiratorie, i decessi, a livello Italia, sono perfettamente in linea con la suddetta media dei decessi per malattie respiratorie!
Ciò è confermato anche dall'età delle persone decedute per covid 19. Infatti la maggior parte di esse è concentrata nella stessa fascia 65-95 (vedi report ISS).

La mia ipotesi statistica, quindi, è che molte persone che sarebbero morte quest'anno a causa di una malattia respiratoria, essendo state anche contagiate dal covid 19, siano state conteggiate per quest'ultima causa di morte.
Inoltre, questa considerazione si potrebbe estendere, ad esempio, anche per coloro che "normalmente" sarebbero morti e classificati per una cardiopatia già in essere (non è stata effettuata infatti alcuna autopsia, nemmeno a campione!).
Quindi il covid 19 avrebbe praticamente velocizzato e concentrato nel tempo (vedi soprattutto il caso Lombardia), decessi che comunque ci sarebbero stati nel corso dell’anno!
Il covid 19 aggiungerebbe pochi  decessi "nuovi", per il resto ci sarebbe una sovrapposizione dei dati!
Difatti le stesse statistiche (vedi report ISS) dicono che solo un numero molto esiguo di "persone sane", senza una malattia pre esistente, muore a causa del covid 19!

Vengo ora alle considerazioni mediche.
Mi sorprende molto il fatto di aver letto nell'allegato report dell'ISS la notizia che, per quanto riguarda le terapie utilizzate per il covid 19, nell'85% dei casi siano stati utilizzati antibiotici.
Si sa che gli antibiotici non hanno alcun effetto su un virus e occorre usarli con molta parsimonia anche se l'intento è quello di evitare sovrainfezioni. Infatti sono assolutamente controproducenti in quanto distruggono il famoso microbiota (tutti quegli organismi e batteri che giocano a ns favore e che aiutano a far lavorare bene il ns sistema immunitario), determinando un enorme calo dell'efficacia delle ns difese immunitarie, proprio nel momento di maggior bisogno.
Ritengo che molti decessi siano stati causati anche da queste cure non adeguate!
Fortunatamente, da oltre un mese, molti ospedali (purtroppo in ordine sparso senza un coordinamento nazionale e internazionale!) sulla base della propria esperienza sul campo, sono riusciti a curare molto meglio le persone (plasma immune, idrossiclorochina, eparina,ecc.) e a svuotare, praticamente, le terapie intensive!!

Riassumendo, quindi, più che la pericolosità del virus in quanto tale, i fattori che hanno generato un eccessivo allarmismo ed un effetto di isteria collettiva, sono da ricercarsi nei seguenti fattori:
  • errori, sia a livello internazionale che nazionale, su come meglio approcciare l'epidemia (molti contagi si sarebbero potuti evitare)
  • estremo ritardo di cure mediche più adeguate a causa, soprattutto, della insipienza di coordinamento dell'OMS (molti decessi si sarebbero potuti così evitare)
  • mancanza di razionalità nel leggere i dati statistici (non ci troviamo di fronte ad una nuova peste!)
  • martellante campagna mediatica sull'opinione pubblica che ha causato un Errore Cognitivo nella corretta valutazione della realtà
Il Lockdown andava effettuato per le prime settimane, per dare tempo ai vari Stati di organizzarsi con le giuste cure e i corretti approcci di profilassi, tenendo successivamente "in quarantena" solo le persone immunodepresse e con malattie pre esistenti, tutti gli altri avrebbero potuto ritornare alle proprie attività (privilegiando per quanto possibile il lavoro a distanza) con le dovute accortezze (mascherine,ecc.). Infine sarebbe stato necessario riaprire le scuole, dato che i bambini era meglio non lascirli ai nonni!